TODAY I WILL.....

TODAY I WILL.....
OGGI VOGLIO.....ALLENARMI E DIVENTARE PIU' FORTE, NUTRIRMI CON CIBI SALUTARI, AVVICINARMI ULTERIORMENTE AL MIO OBIETTIVO, PRENDERMI UNA PAUSA PER APPREZZARE LA VITA, PIANIFICARE IL DOMANI

martedì 11 giugno 2013

L'EUROPA DEI MESSAGGERI E DEI LACCHE' (DAL 1400 AL 1900)

Nel corso del 1400 in Europa venivano impiegati uomini in grado di compiere lunghe distanze di corsa con il compito di trasportare messaggi per conto di un padrone(nobile locale) o del servizio pubblico. Questi messaggeri erano ben pagati, lavoravano su turni fissi ed erano esentati dal servizio militare. Rispetto all'uomo comune conoscevano molti più luoghi e cose, avevano contatti con gli strati più elevati della società e la loro carriera permetteva di migliorare il proprio status sociale. Indossavano uniformi caratteristiche con i colori della città e uno stemma che ne indicava la provenienza.
messaggero Turco del 1500
Con il trascorrere dei secoli, il miglioramento delle strade e lo sviluppo del servizio postale a cavallo, fece scomparire la figura del messaggero(in Germania all'inizio del '700). I messaggeri, perso il lavoro e il mestiere, trovarono una nuova sistemazione presso i nobili locali che già da tempo impiegavano dei lacchè che precedevano a piedi le carrozze dei propri padroni annunciandone l'arrivo in occasioni di grandi eventi. Questa nuova figura di corrieri a servizio della nobiltà divenne ben presto un segno distintivo delle più grandi casate. I nobili che cercavano visibilità e potere si contendevano i cavalli più veloci e i corrieri più resistenti: addirittura non era difficile imbattersi in veri e propri annunci con i quali si indicava il giorno e il luogo in cui si sarebbero tenute le selezioni per la scelta dei corrieri. Le caratteristiche che si ricercavano comprendevano, oltre alle qualità fisiche di prim'ordine, un bell' aspetto, la cura della persona, le buone maniere, la serietà.
In Inghilterra, nel '600, questa nuova figura di messaggero prese il nome di 'running footmen', valletti, che avevano il duplice compito di trasportare messaggi e gareggiare per soldi. In queste gare, molto seguite dal popolo che amava piazzare denaro sul possibile vincitore, non aveva alcun valore il nome del corridore dato che venivano identificati con il nome del proprio padrone il quale, nel caso di affermazione del proprio 'servo', avrebbe veduto accrescere la propria visibilità. I messaggeri dovevano essere pronti a trasportare i messaggi in qualunque condizione climatica, di giorno e di notte. Si racconta che il Duca di Home in Scozia ordinò al suo lacchè di raggiungere Edimburgo in piena notte per recapitare un messaggio di primaria importanza facendogli percorrere una distanza di quasi 50km. Il mattino seguente quando il Duca scese a colazione vide l'uomo dormire profondamente sdraiato su una panca. Pensando che si fosse addormentato senza portare a termine la sua missione stava per punirlo quando si rese conto che il messaggero era stato a Edimburgo durante la notte ed era rientrato. Per i messaggeri la velocità con cui recapitare i messaggi era una questione d'onore: erano soliti spingersi oltre le proprie possibilità fisiche e non di rado accusavano malori durante i viaggi. Se a ciò aggiungiamo che i controlli medici erano inesistenti ecco spiegato il perchè le loro aspettative di vita erano, in media, pari o addirittura inferiori rispetto all'uomo comune. Uno dei più longevi è stato J.H. Ehrche che, una volta diventato troppo anziano per espletare in prima persona il compito di messaggero, si inventò la figura dell' allenatore gestendo sotto di sè 11 atleti al servizio dello stesso padrone. Ehrche curava in maniera maniacale l'allenamento ed intuì che ad esso bisognava associare anche una corretta alimentazione e visite mediche periodiche al fine di allungare le aspettative di vita dgli allievi. Le corti europee avevano le proprie preferenze riguardo alla provenienza dei messaggeri: quella viennese ricercava soprattutto gli italiani, mentre quella francese i baschi. Molto ricercati anche gli uomini della Valacchia, una regione della Romania.
Verso la fine del '700 iniziò il declino anche per questa nuova figura di messaggero. Un po' in tutta Europa erano in corso mutamenti sociali che avrebbero portato profonde modifiche in tutti gli ambienti(vedi la Rivoluzione francese, 1789). La nobiltà iniziò una vita assai più sobria e l'impego dei corrieri non garantiva più lo stato sociale di una volta.
Alcuni corrieri baschi che avevano perso il lavoro iniziarono ad organizzare delle gare con due corridori su una distanza approssimativa di 10-11km che portarono nuovi guadagni soprattutto grazie alle scommesse.
Brompton, 3 Aprile 1863
In Austria la nobiltà mantenne corrieri privati fino alla metà dell' 800, questi ultimi dovevano superare un vero e proprio esame di ammissione consistente in una prova di 17km da percorrere in 1 ora e 12 minuti. Le prove più famose si tennero al Prater dove i tempi venivano sempre registrati(anche se in maniera approssimativa): sappiamo ad esempio che un certo Franz Wandrusch vinse in 40 minuti nel 1845. Dopo la rivoluzione del 1848 anche in Austria scomparve la figura del corriere, alcuni di essi rimasero a servizio del proprio padrone in qualità di domestico, altri divennero corridori indipendenti.

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Le immagini di questo articolo sono tratte dal libro 'Running through the Ages' Di Edward Seldon Sears

domenica 9 giugno 2013

IN PRINCIPIO ERA LA CORSA....UNA TEORIA FUORI DAL CORO

Australopithecus
Perchè oggi siamo in grado di correre con tanta disinvoltura? Quando il nostro corpo si è evoluto a tal punto da permetterci di correre e non solo di camminare? Quando i nostri progenitori hanno assunto una posizione eretta adatta al cammino? La teoria predominante afferma che l' Australopithecus iniziò a camminare su due gambe 4,5 milioni di anni fa quando ancora si spostava di albero in albero probabilmente come adattamento all'avanzata della savana in seguito ai cambiamenti climatici che interessarono l'Africa centro-orientale intorno a 10milioni di anni fa. L' Australopithecus quindi camminava per spostarsi in zone più adatte alle sue caratteristiche, dove trovava più facilmente cibo per il suo sostentamento e saliva sugli alberi per trovare rifugio e trascorrere la notte. Secondo questa teoria la corsa sarebbe stata solo un'estensione della capacità di camminare su due gambe. Di parere diverso sono il biologo Dennis Bramble e l'antropologo Daniel Lieberman secondo cui invece è stata la corsa a favorire i cambiamenti anatomici grazie alla selezione naturale: correndo i nostri progenitori sviluppavano diverse caratteristiche anatomiche migliorando la risposta dei tendini e della muscolatura che trasmettevano ai loro eredi come codice genetico. Il fatto di essere meno veloci rispetto alle altre specie non fu invece un handicap per i nostri progenitori, infatti la struttura muscolo-scheletrica rinforzava il corpo rendendolo più adatto a correre senza surriscaldarsi, anche grazie a milioni di ghiandole sudoripare. Con l'allenamento un essere umano può raggiungere livelli elevati di resistenza e questo gli permette di cacciare animali più veloci anche nei giorni più caldi.

Una bella immagine dell'evoluzione della corsa è quella inserita sul profilo facebook di 'Runner's world italia', eccola:

Foto
L'evoluzione della corsa secondo 'Runner's World Italia'

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Per approfondire la teoria di Bramble e Lieberman: 'Endurance running and the evolution of Homo', in Nature, http://www.fas.harvard.edu/~skeleton/pdfs/2004e.pdf testo in Inglese; 'Why we run', Bernd Heinrich, New York 2001.

sabato 8 giugno 2013

I CHASQUIS

LA CORSA E GLI INCAS

File:Quipu4.tif
figura 1. QUIPU
L'Impero Inca è stato il più vasto Impero del Continente Americano in età Precolombiana(dal 1250 ca. con la colonizzazione della valle di Cusco fino al 1548 ca. con l'inizio della colonizzazione spagnola). Nel  suo periodo di massimo splendore ha raggiunto un'estensione che va dall'attuale confine tra Ecuador e Colombia fino al Rio Maule in Cile e godeva al suo interno di un sistema di comunicazione avanzato e di una fitta rete stradale. La civiltà Inca non aveva però un alfabeto e non possedeva la ruota. Per indicare le lettere utilizzavano un sistema costituito da fili annodati(quipu)
come mostrato nella figura1. Attraverso i quipu erano in grado di mettere su' semplici frasi o interi messaggi(i nodi rappresentavano i numeri, i colori il significato) e rappresentavano un'alternativa valida alla trasmissione delle notizie per via verbale. Ma come facevano due zone dello stesso Impero, più o meno distanti fra di loro, a comunicare? Semplice, utilizzando i chasquis(messaggeri), figura2, ovvero corridori professionisti che ricevevano il messaggio(orale o sotto forma di quipu o sacche contenenti qualcosa di leggero) da chi oggi chiameremo semplicemente 'mittente' e si preoccupavano di condurlo a destinazione. Il sistema individuato dagli Inca era quello della 'staffetta': lungo le strade venivano allestite un certo numero di capanne(tambo) in ognuna delle quali erano in attesa dai 4 ai 6 chasquis(a seconda dell'importanza della strada). All'esterno di ogni capanna vi era un corridore in attesa, già pronto a ricevere il messaggio del corridore precedente per iniziare la propria corsa verso la capanna successiva. Il corridore precedente trovava nella capanna raggiunta il proprio ristoro e qui riposava fino alla nuova attesa. E così, di capanna in capanna, il messaggio raggiungeva il proprio destinatario nel giro di pochi giorni anche su distanze molto lunghe. I chasquis erano corridori professionisti nel senso che il loro era un vero e proprio lavoro: lavoravano su turni di quindici giorni, erano ben pagati e avevano alcuni privilegi.
figura 2. CHASQUIS
Venivano scelti tra i giovani con sviluppate caratteristiche di agilità e resistenza, era richiesto loro molta serietà e capacità di segretezza dato che alcuni messaggi da recapitare avevano importanza vitale per l'Impero(dichiarazioni di guerra, rivolte ecc.), mentre non era richiesto loro la capacità di codificare i quipu, questi ultimi venivano decifrati dai quipucamayoc(figura3). Avevano vesti caratteristiche e un copricapo di piume, al collo portavano una conchiglia(pututu) che usavano a mo' di tromba e serviva per annunciare il proprio arrivo, spesso erano armati di bastone  e fionda utili per difendersi dai nemici.
Accanto ai chasquis vi era un'altra figura di corridori, gli hatun-chasquis, che trasportavano carichi più pesanti ma lavoravano di meno(solo mezza giornata).
Il sistema dei messaggeri era risultato talmente valido ed efficace che fu mantenuto anche dai conquistatori spagnoli successivamente al 1550.
figura 3. QUIPUCAMAYOC
A parte i messaggeri vi erano altri gruppi che dovevano dimostrare le proprie capacità nella corsa e tra questi i giovani che volevano diventare membri della classe dominante. Tali giovani dovevano avere alle spalle almeno quattro anni di studi(dovevano imparare la lingua della classe dominante, i codici dei nodi, la cartografia, la geografia, l'astronomia) e alla fine dovevano superare l'esame della corsa. Il percorso da completare era interamente in salita ed era lungo 8km con l'arrivo in cima ad una collina sacra dove venivano piazzatte delle statuette raffiguranti animali per indicare il traguardo(il falco, l'aquila, il colibrì, la volpe, il serpente). Il primo arrivato prendeva il falco(considerato il più nobile dei volatili), l'ultimo prendeva il serpente(simbolo dell'umiliazione ricevuta). Con le statuine al seguito gli atleti sfilavano fra la gente ricevendo ovazioni o scherno.







UN PO' DI STORIA.....DELLA CORSA

Sotto questa ETICHETTA pubblicherò una serie di post che vogliono essere di completamento sul discorso della corsa. Qui non parlerò dell'aspetto tecnico della corsa ma mi soffermerò sulla corsa intesa come esperienza umana e presente in molte civiltà a partire già dalla preistoria sotto diverse forme. Leggendo alcune pubblicazioni in materia mi sono reso conto che la corsa ha avuto la sua importanza nel corso dei secoli e a tutte le latitudini. In più assumeva un significato diverso se la si analizzava dal punto di vista dei regnanti(esempio i peirles in Persia che, nei tragitti noiosi in mezzo alla campagna, si esibivano in acrobazie o magie per divertire il sultano), dei nobili(come elemento accessorio per soddisfare propri capricci) o della povera gente(strumento di rendita). Vedremo come le prime corse organizzate non prevedevano la misura esatta della distanza(non esisteva ancora il metro come unità di misura), da dove nasce la corsa al femminile, chi furono i primi corridori a stabilire dei record sulla distanza o sulla velocità, chi era Dorando Pietri e perchè le Olimpiadi di Londra del 1908 sono entrate nella storia dell' atletica e dello sport in generale.
Questo e tanto altro.......BUONA LETTURA.

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Il testo di riferimento è 'STORIA DELLA CORSA-sfide e traguardi nei secoli' di Thor GOTAAS.

mercoledì 5 giugno 2013

METAMARATHON 2013: LA GARA

L'ATTESA- nel piazzale della Certosa di S.Lorenzo, al momento del ritiro pettorali, il freddo intenso e qualche goccia di pioggia, non sembrano avere intaccato la voglia di ogni singolo atleta di godersi ogni secondo della propria personale attesa: alcuni sono in gruppo e parlano prima di intraprendere un blando riscaldamento, altri, come me, preferiscono ammirare lo scenario in cui quest'oggi hanno il privilegio di vivere la propria passione, un po' in disparte, un po' infreddoliti. Ritirato il pettorale faccio un primo giro nei giardini della Certosa, la linea dello START è fuori da questa realtà, la voce dello speaker ufficiale della manifestazione arriva attutita e in primo piano resta il vociare degli uccellini che sembrano chiedersi cosa abbia attirato là fuori tanta gente che non riesce a stare ferma rompendo la calma e il silenzio simbolo delle prime ore del mattino che oggi sembrano scorrere più velocemente....e come per incanto mi ritrovo a correre nel vialetto dei giardini, tra alberi, freddo e le mura della Certosa.
LA GARA- al via in 300, per niente intimoriti dai nuvoloni neri che aleggiano nel cielo del Vallo di Diano e che preannunciano una gara 'invernale' in contrasto con ciò che indica il calendario. L'avvio è veloce, la pendenza favorevole dei primi km inganna gli avventurieri che ben presto si trovano a fare i conti con una realtà diversa e che propone diversi saliscendi nel tratto tra il 13° e il 21° km. Il mio ritmo si attesta poco aldisotto di 4'10"/km, è questo il ritmo individuato in allenamento e mi trovo a mio agio anche quando è richiesto un leggero strappo per superare qualche gruppetto che mantiene un ritmo simile al mio ma che non sembrano avere l'intenzione di forzare per non compromettere il resto della gara. Il passaggio peggiore è sicuramente quello del 12° km. Entrati a Prato Perillo veniamo investiti da una tempesta di acqua e vento che sembra minare la resistenza di qualcuno mentre altri sembrano non patirne affatto.....personalmente il vento mi infastidisce non poco non fosse altro perchè rende ancora più fredda l'acqua che ha intriso la maglietta e che a contatto con la pelle genera dei brividi niente male. A questo punto iniziano le salite e....la grandine. La vista di mia figlia Jenny e di Lisa(...cosa? Sono qui ad aspettarmi, con questo tempo!?) mi rigenera. Mi trovo a superare qualche altro atleta in difficoltà, questa volta singoli o al massimo in coppia, i gruppi iniziali si sono disgregati, ora tutto fa la differenza....controllo un po' il ritmo sulle salite, non si discosta di molto rispetto ai tratti pianeggianti e così, confortato anche dalle energie psico-fisiche ancora 'vive' nelle gambe e nella testa chiudo la gara in 1h 26' 32".
Emozioni, arte, cultura....tutto targato Vallo di Diano....

sabato 11 maggio 2013

ASPARAGI

Conosciuto fin dai tempi degli antichi Egizi ed apprezzato, in particolar modo, dai Romani che ne descrissero accuratamente non solo il metodo di coltivazione ma anche quello di preparazione, l’asparago (asparagus officinalis) è un ortaggio primaverile facilmente reperibile tra marzo e giugno.
La parte commestibile della pianta sono i germogli (turioni), che spuntano dalla base di un reticolo di fusti che cresce sotto terra. Ne esistono più di 200 varietà che si distinguono soprattutto per aspetto, sapore e tipologia di coltivazione in quattro tipologie principali: asparagi; violetti; verdi; selvatici. Hanno  forma allungata, consistenza carnosa e sapore piuttosto delicato che ricorda quello del carciofo.
Gli asparagi hanno proprietà diuretiche e depurative dovute all’alto contenuto in potassio, saponine e polifenoli  e sono quindi ottimi nel periodo primaverile per eliminare le scorie ed i liquidi in eccesso accumulati durante l’inverno. Hanno un buon contenuto in calcio, ferro, magnesio, acido folico, fosforo e vitamine del gruppo B (questi ultimi due in particolare sono importanti alleati contro l’astenia). Contengono anche rutina, un flavonoide ottimo protettore dei capillari. Come tutti gli alimenti vegetali sono ricchi di fibre, soprattutto di quelle insolubili che favoriscono il transito intestinale e aumentano la sazietà. Sconsigliati solo a chi soffre di uricemia, gotta e calcoli renali per l’elevato apporto di purine.
frittata di asparagi
Per riconoscere l’ortaggio fresco, bisogna controllare che le punte non siano piegate ma dritte e chiuse e gli steli duri, flessibili e resistenti alla rottura. E’ consigliato conservarli in frigorifero altrimenti con i gambi immersi in acqua fresca ma solo per 24 ore.
Ottimi in risotti, mousse e vellutate. Quelli selvatici sono particolarmente indicati per zuppe o frittate (in questo caso non è necessaria la bollitura). Esistono pentole particolari, chiamate asparagiere, cilindriche e dotate di un cestello che mantengono gli steli in posizione verticale in modo che solo gli steli immersi nell’acqua subiscano la bollitura, mentre i germogli più teneri vengono cotti al vapore. La cottura a vapore in ogni caso è da preferire alla bollitura in quanto permette una maggior conservazione delle caratteristiche nutrizionali dell’alimento.

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FONTE: http://www.iocorro.net/content/Asparago-il-depuratore/50190

venerdì 3 maggio 2013

METAMARATHON, LA MEZZA MARATONA DEL VALLO DI DIANO

Dai 26km di Sarnico(BG) alla mezza maratona di Padula(SA) per un nuovo obiettivo, 21km nel Vallo di Diano con partenza dalla Certosa di Padula e arrivo al centro sportivo meridionale di S.Rufo passando per Sassano(rinomato per le sue orchidee) e Teggiano(nota come città museo). Il percorso dovrebbe essere lo stesso dello scorso anno con una pendenza favorevole nella prima parte e sfavorevole nel finale con un intermezzo pianeggiante come si può capire dall'altimetria pubblicata nel sito di riferimento della manifestazione (http://www.metamarathon.it/#):
 http://www.metamarathon.it/upload/images/altimetria_percorso.jpg
 La scorsa edizione ha messo in mostra un'ottima organizzazione, una buona partecipazione di atleti e di pubblico e soprattutto un paesaggio ideale per chi cerca nella corsa un momento di totale distacco dal caotico trambusto cittadino, 21.097 m di pura essenza della corsa......
 La mia preparazione deve tenere conto della gara di Sarnico che non può non avere generato delle scorie(fisiche e mentali) che vanno comunque metabolizzate prevedendo il giusto carico per non creare un improduttivo sovrallenamento. Il mio obiettivo principale resta sempre e comunque la corsa intesa come benessere psico-fisico con una gara avente carattere motivazionale e non puramente competitiva.

 LA CERTOSA DI S. LORENZO (PADULA)

Veduta aerea della certosa di San Lorenzo Patrimonio mondiale dell'umanit� (UNESCO dicembre 1998)  Giorni e orario apertura: Tutti i giorni dalle ore 9,00 alle ore 20,00 ( ultimo ingresso ore 19,30) Chiusura settimanale: marted�
 a questo link troviamo la storia della Certosa di S. Lorenzo: http://www.valloweb.com/certosa/

LA VALLE DELLE ORCHIDEE (SASSANO)



LA CITTA' MUSEO (TEGGIANO)

                                                                                                  http://www.teggianoturismo.it/castello1_0003.jpg
a questo link è possibile documentarsi sulla storia di Teggiano per capire da dove proviene il suo appellativo di città museo o città d'arte: http://www.teggianoturismo.it/cat098.htm

BUONA CORSA A TUTTI!!!

giovedì 25 aprile 2013

IL PANE AL MIX DI FARINE INTEGRALI, CEREALI E SEMI OLEOSI

INGREDIENTI
  • 450gr di farine integrali bio(farro, avena, frumento, segale, kamut, grano saraceno, miglio....);
  • mix di semi di lino, girasole, zucca, sesamo, crusca d'avena, finocchietto.....;
  • 270ml di acqua tiepida;
  • 1 cucchiaino di miele;
  • 1 cucchiaino di succo di limone;
  • un pizzico di sale marino integrale;
  • 9gr di lievito secco;
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva.
  • in una teglia rettangolare versiamo un po' di farina e qualche seme e, se vogliamo, un pizzico di curry.
PROCEDIMENTO: per la macchina del pane_programma 'solo impasto'
  1. versare l'acqua tiepida nell'apposito contenitore;
  2. aggiungere la farina precedentemente mescolata ai semi oleosi;
  3. aggiungere il lievito e il sale in modo da tenerli separati(in due angoli opposti), il succo di limone, il miele e l'olio;
  4. chiudere il coperchio e avviare l'impasto.
L'impasto durerà circa 10' allo scadere dei quali la macchina emetterà un segnale acustico segno che possiamo aprire il coperchio. Preleviamo l'impasto e amalgamiamolo a forma di palla. Rotoliamo l'impasto nella teglia con la farina e i semi che ricopriranno la crosta del nostro pane. Copriamo con un panno e lasciamo lievitare per 30'. Alla fine della lievitazione premiamo con le dita sull'impasto e sgonfiamolo poi lavoriamolo per dare la forma che desideriamo, ricopriamolo e lasciamolo nuovamente a lievitare. Questa operazione può essere fatta anche altre volte fino a quando non otteniamo una consistenza ottimale. Prepariamo sulla base del nostro forno un recipiente con acqua bollente, accendiamo il forno a 220°C e dopo qualche minuto inforniamo abbassando la temperatura a 180°C. Manteniamo la temperatura per 30' e il nostro pane sarà pronto.
N.B. il risultato finale potrebbe variare a seconda del forno utilizzato. Naturalmente, con l'esperienza, la nostra tecnica si affinerà e i risultati saranno sempre migliori!

SARNICOLOVERE....LA GARA.....BOSTON

A Sarnico alle 7.30 si respira aria di perfetta organizzazione. Tutto viaggia nei binari della tranquillità, dopo il ritiro dei pettorali  lo speaker alterna annunci di servizio(consegna borse, griglie di partenza, meteo lungo il percorso e all'arrivo.....) a simpatiche interviste ad atleti di diverse regioni per esaltare le capacità di aggregazione insite nel running il tutto condito da musica ad hok e da una atmosfera molto accogliente.
Nessuno sembra risentire dei circa 10°C e della pioggerella insistente....ognuno si è adeguato, chi improvvisando fantasiosi impermeabili chi con materiale tecnicamente ineccepibile. Personalmente, per l'attesa, ho scelto un k-way economico che abbandonerò prima della partenza, per correre con la maglietta della Salerno Running....maniche corte dunque con la consapevolezza che durante la gara non ci sarà spazio per il freddo. Alle 9.30 in punto arriva l'elicottero RAI per le riprese generando ulteriore eccitazione fra i partecipanti. Nella mente di chi si trova sulla linea di partenza si fanno largo sentimenti contrastanti: l'attesa, la consapevolezza dei propri limiti....e Boston....l'attentato alla maratona di Boston del 15 aprile scorso che ha spazzato via l'entusiasmo e il futuro di un'intera famiglia, Martin Richard 8 anni morto mentre aspettava il papà all'arrivo con la mamma e la sorella entrambe ferite...e altri morti....altri feriti. Il cuore ammutolisce difronte a tanta crudeltà....tanti perchè, tanti interrogativi invadono la piazza di Sarnico quando lo speaker annuncia il minuto di raccoglimento dedicato a chi, in una giornata che doveva essere di festa, ha trovato invece la morte. Sulla linea di partenza mi sento un po' papà di Martin e un po' Martin....ma penso di non essere l'unico...l'applauso alla fine del minuto di raccoglimento è sentito ma determinato, commosso ma non dimesso spezzato solo dal segnale del via che dimostra la volontà di andare avanti da parte di un mondo ferito ma ancora vivo. Ogni atleta, oggi, partecipando a questa gara non ha potuto sottrarsi a queste riflessioni e penso che, con orgoglio, in cuor suo abbia voluto dedicare la propria gara alla memoria del piccolo Martin abbracciando idealmente il popolo di Boston e il proprio dolore.
Mi piace ricordare un'immagine all'arrivo a Lovere....tra gli ultimi che si accingono a tagliare il traguardo una coppia di runners di una certa età che, mano nella mano, si guardano stanchi e sorridenti e insieme si donano agli applausi e all'abbraccio del pubblico....LA CORSA E' VITA NON MORTE!!!!!