TODAY I WILL.....

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OGGI VOGLIO.....ALLENARMI E DIVENTARE PIU' FORTE, NUTRIRMI CON CIBI SALUTARI, AVVICINARMI ULTERIORMENTE AL MIO OBIETTIVO, PRENDERMI UNA PAUSA PER APPREZZARE LA VITA, PIANIFICARE IL DOMANI
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domenica 24 marzo 2013

PRECISAZIONI SUL LENTO E SUL LUNGO

Capita la teoria che è alla base di questi due mezzi di allenamento della corsa possiamo inserirli nel nostro programma di allenamento in maniera da sfruttarne al massimo le potenzialità.
Abbiamo visto che il lento è utile:
  1. il giorno precedente un allenamento intenso;
  2. il giorno successivo un allenamento intenso;
  3. tra due allenamenti intensi;
  4. nella fase di riscaldamento e defaticamento;
  5. come componente del bigiornaliero(per atleti evoluti);
  6. come ripresa da un periodo di inattività.
Il lungo/lunghissimo o lungo lento è un lavoro specifico la cui distanza dipende dalla gara obiettivo, per noi amatori trova la sua collocazione nel fine settimana(sabato o domenica) quando si ha a disposizione maggior tempo da dedicare alla corsa.

Vediamo come impostare una settimana tipo con questi due mezzi di allenamento supponendo di allenarci 5 giorni su 7(Lunedi,Mercoledi,Giovedi,Venerdi,Domenica) con due giorni di riposo(Martedi,Sabato).
Generalmente i lavori qualitativi(ripetute, medi, progressivi ecc.) li inseriamo a metà settimana(dal Meercoledi al Venerdi), i lavori specifici il fine settimana.
Supponiamo di prepararci per una mezza maratona e di avere una SAN di 168bpm, la nostra settimana sarà così costruita:
  • L. Fondo lento(es. 10km a 130bpm max );
  • M. Riposo;
  • M. Qualità(es. ripetute);
  • G. Fondo lento(es. 10km a 130bpm max);
  • V. Qualità(es. progressivo);
  • S. Riposo;
  • D. Lungo/Lunghissimo(es. 21km a 150bpm max).
 Una settimana così costruita ha una sua logica: il lento del lunedi segue lo specifico della domenica, serve per accelerare i tempi di recupero; il riposo inserito il martedi trova la sua logica nel fatto che i postumi di un allenamento si fanno sentire non il giorno successivi ma a distanza di 48ore; il lento tra i due lavori qualitativi del mercoledi e venerdi ci permette di affrontare due lavori intensi con un certo grado di freschezza(i lavori qualitativi li approfondiremo nei prossimi post); il riposo inserito il sabato ci permette di inserire il lavoro specifico la domenica; l'allenamento di domenica sarà il nostro lavoro specifico per il tipo di gara/obiettivo.
Non tutti hanno la possibilità di allenarsi 5 volte a settimana, quello che conta è CAPIRE le caratteristiche dei mezzi di allenamento, solo così se ne potrà fare un uso appropriato e fruttuoso.

Buona corsa a tutti!
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NOTE: la settimana su indicata vuole essere solo di esempio. La preparazione deve essere condotta sempre in maniera graduale tenendo conto della condizione individuale di ciascun soggetto. Le tabelle che troviamo su internet sono generiche, VANNO ADATTATE ALLE CARATTERISTICHE DELL'ATLETA. Questo post vuole essere d'aiuto nella esatta interpretazione delle stesse.
































venerdì 8 marzo 2013

I 'PICCOLI FASTIDI' DELLA CORSA

Correre per passione vuol dire anche, a volte, correre con 'piccoli fastidi' che riducono il piacere complessivo che dalla corsa deriva. Premetto che, in questo post, parlo di piccoli fastidi, generati da qualcosa di tangibile(vesciche, lievi acciacchi), mentre dolori più seri(come quelli al torace, milza, fegato ecc.) necessitano l'interruzione della corsa e una valutazione più approfondita. Dopo questa premessa voglio parlarvi di una tecnica che consente alla nostra mente di attenuare e, in alcuni casi, placare le sensazioni negative derivanti da tali PICCOLI fastidi.
Come in una giornata plumbea e ventosa (e in presenza delle giuste condizioni) il vento riesce a sgomberare il cielo riportando il sereno, così la nostra mente è in grado di abbattere le turbolenze che si materializzano proprio durante la corsa e darci quella sensazione di sollievo da cui deriva il piacere della corsa.
Foto: Impara a respirare correndo! http://LDN.in/oPpJqrStiamo correndo da una ventina di minuti e ci rendiamo conto che la nostra corsa non è fluida come dovrebbe essere, il problema si materializza con una vescica al piede destro....'no, una vescica non può rovinarmi la giornata....semplicemente non può!'. Il cielo diventa plumbeo e in assenza di vento, probabilmente, rimarrà tale. Cerchiamo di distogliere la nostra mente, di non pensare al piede ma è tutto inutile....non c'e' vento! 
Immaginiamo ora di inspirare vento invece di aria, si, lo stesso vento che abbiamo visto lottare e vincere contro le nuvole tante e tante volte.....le nuvole, appunto....la nostra vescica. Con l'inspirazione il vento entra nel nostro organismo con tutta la sua forza.....ma prima di abbandonarci gli affidiamo un compito: portarsi via il nostro piccolo fastidio. Inspiriamo, mentalmente dirigiamo la forza del vento verso il punto dolente, un vortice avvolge la zona grigia, espiriamo e coloriamo d'azzurro le immagini che la nostra mente crea....inspiriamo ed espiriamo...entra forza....esce fastidio, entra il vento....escono le nuvole.....torna il sereno!          PROVATE!!!!!
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Ricordo che in ogni caso, alla fine della nostra corsa, va valutata l'entità del fastidio interrogandosi anche sulle possibili cause. Nell'esempio citato, le vesciche ai piedi, il problema potrebbe essere legato alle scarpe indossate(misura sbagliata, tipologia non adatta alla persona, consumate.....) o anche alle calze non adeguate oltre che ad una tecnica di corsa sbagliata....eliminando la causa eliminiamo il problema e corriamo col sorriso.

A PRESTO!!!!!




sabato 26 gennaio 2013

RIPRESA DEGLI ALLENAMENTI

In questo periodo sono molti i contrattempi che non ci consentono di indossare la nostra 'divisa' da runner: strade allagate dalla pioggia, freddo intenso, forti raffreddori, influenza......dopo aver fatto i conti con uno stop necessario e malvoluto come riprendiamo gli allenamenti?
Partendo dal presupposto che ogni runner che si rispetti dovrebbe avere una propria tabella degli allenamenti vediamo come comportarci in base al tempo passato ai 'box':

1° LIVELLO: STOP FINO A 4 GIORNI
Entro questo limite la nostra programmazione è salva: si continua normalmente!

2° LIVELLO: STOP DA 5 FINO A 10 GIORNI
Le grandezze fisiologiche coinvolte nella corsa cominciano a deallenarsi, ma il processo è veramente minimo. Si continua con il programma, rallentando i ritmi di 5"/km finché non si riacquista la solita brillantezza.


3° LIVELLO: STOP DA 11 FINO A 28 GIORNI
Inizia a farsi sentire il deallenamento. Alla ripresa è necessario inserire un periodo(8-10gg) di riadattamento alla corsa utilizzando il fondo lento come mezzo principale. La ginnastica, un minimo di potenziamento, stretching ecc. possono integrare utilmente la ripresa. Si può alternare una seduta di palestra a una di corsa.Se stiamo preparando una 10km alla fine di questo periodo possiamo effettuare un test sulla distanza  per verificare se siamo rientrati nello standard precedente lo stop. In base al risultato tareremo la nostra ripresa. Se, invece, stiamo preparando una maratona, anche se il test precedente dà esito positivo, non possiamo pensare di riprendere con i lunghi dove li avavamo lasciati......si riprendono gradualmente. E' ovvio che, nel caso della maratona, uno stop di 3° livello può comportare una rinuncia alla gara se non vi sono i margini di tempo per portare a termine il programma.


4° LIVELLO: STOP DA 29 FINO A 60 GIORNI
Il deallenamento non è ancora totale (alcune grandezze si deallenano totalmente in tre mesi). Quindi non tutto è da buttare. Si riprende con un programma soft, tipico dei principianti. In questa nuova fase non bisogna strafare, esagerando e  finendo stravolti i primi allenamenti. Questa soluzione 'sprint' non serve e potrebbe causarci ulteriori problemi. La ripresa andrà valutata con  un test sui 10 km per verificare la propria efficienza.


OLTRE I 60 GIORNI
A questo punto il deallenamento dovrebbe essere totale....si riparte da zero con le dovute precauzioni.


BUONA CORSA A TUTTI!!!

martedì 15 gennaio 2013

I MEZZI DI ALLENAMENTO: IL FONDO LUNGO O LUNGHISSIMO

Personalmente ritengo che il modo migliore per trattare i mezzi di allenamento della corsa sia quello di riferirsi alla tipologia di gara che stiamo preparando: se un atleta prepara i 5000m non può considerare un 18km come fondo lento perchè l'impegno sarebbe superiore rispetto al resto del suo programma di allenamento(imperniato sull'obiettivo dei 5000m) mentre per un maratoneta  l'approccio sarà completamente diverso. Visto in quest'ottica il lungo-lunghissimo trova sicuramente spazio in programmi di allenamento costruiti per preparare distanze che vanno dalla mezza maratona in su. 
Vediamo quali sono le caratteristiche peculiari di questo mezzo di allenamento che rientra nella tipologia di corse a ritmo uniforme:
  • A chi serve? Come detto è indispensabile per chi prepara distanze dalla mezza in su. Il lunghissimo è molto importante nella costruzione e nel mantenimento della resistenza aerobica(SAE) e del VO2max ma, se corso in maniera troppo blanda, non allena nemmeno questi parametri;
  • Lunghezza: possiamo considerare lunghissimo un allenamento che supera l'ora e quindici minuti o dai 18km in su;
  • Ritmo: in un programma d'allenamento ben strutturato il lunghissimo andrebbe corso ad un ritmo prossimo(7-10" in più) al ritmo maratona(quello attuale, rilevato attraverso un test, non quello desunto da gare precedenti o peggio ancora il nostro record e nemmeno quello ipotizzato per il giorno della gara);
Foto: Corri! Puoi sfidare facilmente l'orgoglio di una spaventosa distanza http://LDN.in/xHvQtTCon il lunghissimo il corpo dell'atleta 'impara' e si 'abitua' ad usare i grassi  per produrre energia. Essendo un lavoro aerobico c'è equilibrio tra il lattato prodotto e quello smaltito per cui è possibile percorrere molti chilometri, questo provoca nell'atleta degli adattamenti tendinei e muscolari oltre che un miglioramento nella tecnica della corsa.

Analizzando il lunghissimo è stato introdotto un riferimento importante nella costruzione di un programma di allenamento per la maratona: il ritmo maratona.  
Come facciamo a risalire al ritmo maratona? L'errore più comune è quello di considerare ritmo maratona il nostro record sulla distanza dei 42km risalente magari a qualche anno fa....anche il riferimento a gare precedenti ha poco di attendibile....quindi l'unico modo è quello di verificare la nostra condizione fisica attuale attraverso una serie di valutazioni che tengano conto dei diversi aspetti che entrano in ballo nel momento esatto in cui prepariamo la maratona. Mi spiego meglio: vengo da un periodo di inattività oppure ho finito di preparare una mezza o, ancora, l'ultima gara è stata un diecimila....sono tutti aspetti da tenere in considerazione quando vogliamo preparare una maratona perchè tutto girerà sulla corretta valutazione del ritmo di riferimento. Un ritmo maratona troppo ottimistico ci porterà a mollare in breve tempo perchè ben presto i lunghissimi faranno sentire il loro effetto sul fisico(in altre parole non riusciremo a 'recuperare'), al contrario un ritmo maratona valutato in difetto non produrrà gli adattamenti che ci si aspetta per correre al meglio la maratona. Un'arma importante è sicuramente il buon senso, utile soprattutto all'inizio quando la condizione fisica 'sbatte' contro l'euforia, contro la voglia di 'spaccare tutto' tipica di chi non è ancora entrato nell'ottica della corsa intesa come benessere psico-fisico(che senso ha dare tutto in un singolo allenamento per poi stare fermi 4-5 giorni per recuperare?). Con gli allenamenti giusti la condizione fisica inizierà a migliorare, avremo delle indicazioni più precise sulle nostre capacità di recupero e potremo inserire qualche test(vedi ad esempio il test di Conconi) che ci consentirà di conoscere la nostra forma attuale e in base ad essa tranquillamente programmare i  futuri allenamenti. E il ritmo maratona? L'autore R.Albanesi ci propone questo test: 3x5000m con 3' di recupero da fermo. Si tratta di effettuare tre serie da 5000m ognuna intervallate da 3' di recupero da fermo. Meglio se c'è omogeneità tra le serie dopodichè si calcola la media sui tre cinquemila. Al tempo ottenuto aggiungiamo un 10% e questo sarà il risultato finale ovvero il ritmo maratona attuale. Si tratterà di un punto di riferimento attuale e non definitivo che dovrà essere 'aggiustato' con i successivi allenamenti. Esempio: tempi sui 5000m -> 19'27"(3'53"/km), 19'29"(3'54"/km), 19'31"(3'54"/km). Si nota subito un'ottima distribuzione dello sforzo nelle tre serie. La media è 3'53",5/km a cui si somma il 10% ottenendo 4'17"/km che sarà il ritmo maratona sul quale gestire i prossimi allenamenti.

In conclusione, il lunghissimo è un allenamento tipico del maratoneta, non ha senso correrlo ad un ritmo troppo blando perchè non produrrebbe gli adattamenti fisiologici utili per la maratona, va gestito con cautela e in maniera progressiva tenendo conto della propria condizione fisica attuale, il chilometraggio aumenterà con il miglioramento di quest'ultima, il ritmo di riferimento è prossimo al ritmo maratona(dai 7 ai 10 secondi più lento).

mercoledì 21 novembre 2012

CICLI IFTA: INTRODUZIONE

Da quest'anno, per i miei allenamenti, ho adottato il metodo dei cicli IFTA in luogo della preparazione piramidale.
IFTA è l'acronimo di 'In Forma Tutto l' Anno'. Detti cicli rappresentano un buon compromesso tra la ricerca del benessere attraverso la corsa e la voglia di migliorarsi nelle competizioni sulle diverse distanze.
Conoscendo i nostri obiettivi principali possiamo suddividere l'anno in diversi cicli IFTA quanti sono gli obiettivi stessi. Ogni ciclo inizia alla fine di un periodo di (ri)costruzione che parte in autunno(inizio-fine Novembre) e dura per tutto il periodo invernale(fino a fine Gennaio se saremo impegnati nelle prime corse campestri, fino a fine Febbraio se la prima gara è programmata nei primi mesi primaverili). Al periodo di (ri)costruzione seguirà un periodo di mantenimento che ci servirà come scarico del lavoro fatto e ci introdurrà nel primo periodo agonistico. Con la gara in programma chiuderemo il primo ciclo IFTA. Alla fine di ogni ciclo IFTA e prima di iniziare il successivo inseriremo un periodo di mantenimento. In questo modo si copre l'intero anno solare durante il quale sarà comunque opportuno inserire una o più settimane di riposo per staccare la spina e dedicarsi ad altre attività.
Vediamo nei dettagli come programmare correttamente un ciclo IFTA in base alle indicazioni che ci fornisce R. Albanesi nel suo libro 'CORRERE PER VIVERE MEGLIO':


IL PRIMO CICLO IFTA INIZIA ALLA FINE DEL PERIODO DI (RI)COSTRUZIONE:

PERIODO DI (RI)COSTRUZIONE della durata di 3-4 mesi con inizio nel tardo autunno(con l'ultima gara in programma) e fine nel tardo inverno(Gennaio-Febbraio). In questo periodo l'obiettivo è uno solo, consolidare la resistenza aerobica(SAE). Se usciamo da un infortunio oppure dobbiamo recuperare da qualche acciacco o affaticamento possiamo dedicare le prime sedute alla risoluzione di questi problemi ad esempio attraverso sport alternativi(nuoto, bici, ecc) o fisioterapia. I mezzi di allenamento saranno:                                                                                
                  
  • la corsa lenta;
  • la corsa media;
  • il progressivo;
  • il fartlek.
Il lavoro aerobico va integrato con un lavoro di potenziamento che possiamo svolgere in palestra oppure a casa attraverso esercizi a corpo libero(es. ciruit training, yoga, ecc.).
Il problema principale da affrontare in questo periodo è il freddo. Le giornate saranno più corte e a volte le motivazioni non sono sufficienti a garantire la continuità degli allenamenti. Una soluzione potrebbe essere quella di prevedere in anticipo cosa fare in caso di condizioni climatiche particolarmente avverse(temperature sotto lo zero, ghiaccio, neve), trovare cioè delle alternative alla seduta outdoor che potrebbero essere la cyclette, il tapis roulant da praticare in casa oppure in palestra. Insomma dobbiamo fare di tutto per non perdere la concentrazione su quelli che sono i nostri obiettivi. Un aumento di peso, il peggioramento delle capacità di recupero e tutto ciò che deriva da una pratica saltuaria della corsa manderebbe all'aria tutti i nostri propositi!


PRIMO CICLO IFTA:
  1. PERIODO DI MANTENIMENTO: il periodo di mantenimento alla fine del periodo di (ri)costruzione è di transizione verso il periodo agonistico, preludio della prima gara della stagione. La (ri)costruzione avrà posto le basi di resistenza aerobica. Il lavoro sodo svolto in questo periodo sarà dunque stato duro dal punto di vista quantitativo avendo integrato il lavoro aerobico con il potenziamento(in palestra o a corpo libero). Sarà opportuno prevedere un periodo di mantenimento che ci permetta di scaricare le tossine che avremo accumulato nel periodo precedente. Opereremo quindi una riduzione dei chilometri per un paio di settimane(anche una se i tempi sono particolarmente ristretti) per farci trovare pronti all'inizio del periodo agonistico quando compariranno i lavori specifici per la gara che stiamo preparando. Tipicamente nel periodo di mantenimento preferiremo le corse continue uniformi(lento e medio in primis) con una riduzione del chilometraggio complessivo con l' inserimento di sedute di progressivo. Volendo il medio può essere sostituito dalla corsa in salita, mentre le ripetute, se inserite(non più di una volta a settimana), devono essere svolte con tempi e recuperi molto facili. 
  2.  PERIODO AGONISTICO: non si può pretendere di arrivare alla gara svolgendo tanto lavoro di quantità per questo, ogni ciclo IFTA, deve prevedere un periodo agonistico nel quale inserire lavori specifici per la gara che stiamo preparando, quindi via libera ai lavori qualitativi(ripetute-brevi,medie,lunghe, interval training, medio specifico-a ritmo mezza, ritmo 10km- fartlek). La durata del periodo agonistico non dovrebbe essere inferiore alle 4 settimane e dovrebbe prevedere una fase di messa a punto con un test che ci confermi la bontà del lavoro svolto.
  3. PERIODO DI MANTENIMENTO: inteso come scarico pre-gara. Possiamo farlo coincidere con la settimana antecedente la gara. Lo scopo è quello di rigenerare mente e corpo attraverso una riduzione dei km percorsi senza rischiare inutili sovraccarichi o, peggio, infortuni dell'ultimo minuto. Privilegeremo il lento, il progressivo e le ripetute brevi(tipo 10x400m) eseguiti con facilità.
  4. GARA: siamo pronti a chiudere il nostro ciclo IFTA e, la chiusura ideale, è rappresentata dalla GARA stessa che chiuderà il cerchio intorno a questi primi mesi di lavoro. La GARA andrebbe vissuta con la consapevolezza di chi ha ben inteso i concetti di benessere e performance, stando quindi lontano da atteggiamenti che esasperano la competizione da un punto di vista fisico(voler andare più forti delle nostre reali condizioni) e mentale(sentendo troppo l'evento che così diventa un incubo invece che una fonte di divertimento). Finire una GARA nel giusto modo significa giungere al traguardo consapevoli di aver sfruttato tutte le proprie risorse, le quali sono frutto dei nostri sacrifici fatti nei mesi precedenti.Non lasciamo quindi che un eccesso di confidenza o di sicurezza rovini quanto di buono è stato fatto nei mesi precedenti!!!!
UN NUOVO CICLO IFTA CON UN NUOVO OBIETTIVO INIZIERA' CON UN PERIODO DI MANTENIMENTO E SEGUIRA' LA PROGRAMMAZIONE PRECEDENTEMENTE SPIEGATA.
L'ULTIMO CICLO CI CONDURRA' ALL'ULTIMA GARA IN AUTUNNO/INVERNO, DOPODICHE' CI DEDICHEREMO ALLA  COSTRUZIONE.......

E' probabile che nel corso di un anno solare vorrete programmare più di 2 o 3 gare finendo con l'incartarvi per la mancanza del tempo a disposizione per programmarle tutte a tavolino.
Il mio consiglio al proposito è sempre quello di considerare la corsa come parte integrante del vostro percorso di benessere quindi propongo una soluzione di questo tipo:
consideriamo solo 2 o al massimo 3 GARE obiettivo che sceglieremo in base alle nostre caratteristiche atletiche(per il principiante il consiglio è quello di procedere progressivamente, quindi iniziare con una 5-10km, proseguire con una mezza maratona e finire con una maratona autunnale, i più esperti invece vorranno dedicarsi unicamente ad una distanza sentendosi più portati per la velocità o la resistenza....ma sarebbe opportuno sempre ricercare il giusto compromesso tra le due). Se ci iscriviamo ad altre gare facciamolo semplicemente rientrare nella nostra programmazione come tappe di avvicinamento alla GARA obiettivo, sfruttando tali competizioni come test(la componente agonistica ci consentirà di non cercare ulteriori motivazioni) o semplicemente per rompere la monotonia degli allenamenti classici.

RIASSUMENDO:

ES. di CICLI IFTA con GARE obiettivo a MAGGIO, LUGLIO, OTTOBRE.

Novembre 2012/Febbraio 2013: PERIODO DI (RI)COSTRUZIONE seguito da 1-2 settimane di MANTENIMENTO;
Marzo-Aprile: PERIODO AGONISTICO seguito da una settimana di MANTENIMENTO;
Maggio: GARA (fine primo ciclo IFTA) seguito da 1-2 settimane di MANTENIMENTO;
Giugno: PERIODO AGONISTICO;
Luglio: GARA (fine secondo ciclo IFTA) seguito da 1-2 settimane di MANTENIMENTO;
Agosto-Settembre:  PERIODO AGONISTICO seguito da una settimana di MANTENIMENTO;
Ottobre:  GARA (fine terzo ciclo IFTA)seguito da 1-2 settimane di MANTENIMENTO;
Novembre 2013/Gennaio 2014: PERIODO DI RICOSTRUZIONE...........

Come detto è anche importante staccare la spina del tutto per una, due settimane durante l'anno. Potremmo far coincidere queste pause ad esempio con le temperature proibitive di Agosto e/o semplicemente quando abbiamo bisogno di concedere 'altro' alla nostra mente e al nostro corpo. Una pausa di sette/dieci giorni è sufficientemente ampia per rigenerarsi e volutamente breve per non rischiare uno scadimento della forma ormai consolidata.

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FONTI: R. Albanesi- 'CORRERE PER VIVERE MEGLIO' editrice Tecniche Nuove.

        

martedì 20 novembre 2012

I MEZZI DI ALLENAMENTO: LA CORSA LENTA

Partiamo da un punto importante già evidenziato nel post precedente dedicato ai mezzi di allenamento della corsa:

ciascun mezzo di allenamento è caratterizzato da:

  • una propria intensità che possiamo esprimere in termini di frequenza cardiaca(carico interno) o in termini di ritmo/velocità(carico esterno);
  • una propria durata/distanza;
  • una propria azione allenante dei parametri fisiologici(resistenza aerobica, capacità anaerobica, massimo consumo di ossigeno...) che rende un mezzo di allenamento più adatto di un'altro per preparare determinate distanze.
Quando parliamo di fondo lento o corsa lenta ci riferiamo al modo più naturale, rilassante e istintivo di correre. Nella sua corretta esecuzione ci permette di correre senza particolari disagi per un numero di chilometri che è funzione della distanza che stiamo preparando. E' utile a chi intende entrare nel mondo della corsa ponendosi obiettivi agonistici in quanto permette di costruire una solida base di resistenza aerobica ma anche a chi ha obiettivi tipici del jogger evoluto come il dimagrimento in quanto è corso ad una intensità tale da innescare il metabolismo dei grassi, soprattutto se praticata al mattino prima della colazione, e il benessere psico-fisico.

INTENSITA'
Se corriamo a sensazione dobbiamo gestire un ritmo al quale la respirazione risulti facile e non affannata. Se corriamo in compagnia ci deve risultare facile dialogare. L'errore che possiamo commettere è quello di gestire un ritmo troppo lento che non ci permette di allenare la resistenza aerobica. Correndo con continuità ovvieremo anche a questo inconveniente in quanto prenderemo confidenza con le diverse andature e il nostro corpo imparerà a conoscerne le differenze.
Se corriamo con il cardiofrequenzimetro e abbiamo già una certa dimestichezza con la corsa dobbiamo impostare una intensità pari al 70-80% della nostra FCmax(se però partiamo da zero sarà meglio impostare una FC allenante pari al 60-70% della nostra FCmax per poi adattarla successivamente). Se facciamo un test di conconi potremmo calcolare l'intensità del nostro lento in funzione della soglia anaerobica(SAN), in questo caso l'intensità del lento sarà pari all' 80-85% della SAN.
Nel mio caso:
FCmax(teorica)=220-età=220-39=181bpm;
intensità della corsa lenta in base a FCmax(teorica)=181*70%=127bpm; 181*80%=145bpm.
La mia corsa lenta avrà un'intensità che va da 127 a 145bpm.
Oppure:
FC alla soglia(SAN): 167bpm(determinata con il test di conconi);
intensità della corsa lenta in base alla SAN: 167*80%=133bpm;  167*85%=147bpm.
La mia corsa lenta avrà un'intensità che va da 133 a 147bpm.
Si nota subito che nel secondo calcolo l'intensità del lento è leggermente superiore rispetto al primo. Il calcolo della SAN è un parametro abbastanza veritiero della nostra condizione attuale(a patto che il test sia stato eseguito in maniera corretta) e pertanto la seconda coppia di valori è da preferire alla prima che invece parte dalla FCmax(teorica) che presenta i limiti che abbiamo visto nel post precedente.

Con il metodo precedente abbiamo visto come valutare l'intensità del lento in base al carico interno(tenendo cioè conto della FC), vediamo ora come valutarla in termini di carico esterno(ritmo, velocità) tenendo conto che questa valutazione ha senso quando la nostra condizione fisica è migliorata, cioè quando abbiamo un po' di km nelle gambe e nella testa.
Partiamo da questa regola: per essere utile in termini di benessere la corsa deve essere praticata ad un certo ritmo e, tale ritmo, può identificarsi in 1'/km sopra il proprio tempo sulla distanza corsa. Come riferimento è meglio considerare una distanza di 5000m anzicchè più elevata(potremmo non avere ancora il giusto allenamento):
       
         -   il ritmo del lento è compreso fra 40" e 1' oltre il ritmo al km che l'atleta tiene su un 5000m.

Quindi, velocità minima a cui correre il lento:

tempo sui 5000m                     ritmo del lento
15'                                        4'/km
15'30"                                   4'06"/km
16'                                        4'12"/km
17'                                        4'24"/km
20'                                        5'/km
25'                                        6'/km




DURATA/DISTANZA
Il fondo lento non supera mai una distanza che è funzione della gara che si sta preparando. Questo concetto è molto importante ed è espresso molto chiaramente da molti autori. Infatti è evidente che, al di là di considerazioni puramente metaboliche, esistono limitazioni meccaniche e psicologiche che sono funzioni della distanza a cui l'atleta si sta preparando. Poiché il lento non può essere per definizione particolarmente stressante, un atleta che prepara i 5000 m non potrà considerare "lento" un fondo di 18 km che lo impegna mentalmente e meccanicamente molto di più delle normali sedute del suo piano d'allenamento.
Per quell'atleta sarà pertanto corretto considerare il fondo di 18 km come lunghissimo (mentre per un maratoneta sarebbe ovviamente assurdo). La tabella seguente può essere indicativa, soprattutto dal punto di vista psicologico. Il valore superiore dell'intervallo vale per atleti spiccatamente aerobici.


Lunghezza fondo lento
Distanza Lunghezza fondo lento in km (max)
5000 m10-15
10000 m15-18
Mezza maratona18-22
Maratona22-30

Se il nostro obiettivo è il dimagrimento, invece della distanza possiamo considerare la durata del nostro lento che dovrà essere di un minimo di 30' fino a un massimo di 1h15'. Il limite inferiore(30') ci viene imposto dalle ricerche scientifiche che ravvisano nei 30' il tempo minimo necessario affinchè si manifestino gli adattamenti fisiologici dovuti all'allenamento. Il limite massimo possiamo portarlo fino a 90' per non sforare nel campo del lunghissimo.

FISIOLOGIA
Dal punto di vista fisiologico la corsa lenta produce effetti positivi quali la diminuzione della FC, l'aumento della gittata cardiaca, l'aumento della capillarizzazione, l'aumento del massimo consumo di ossigeno, l'aumento del numero dei mitocondri(che si trovano nei muscoli e rappresentano le 'centrali energetiche' del nostro organismo). In sintesi, adottando uno schema che presenta R.ALBANESI nel suo libro 'CORRERE PER VIVERE MEGLIO', da un punto di vista puramente atletico, le grandezze toccate dalla corsa lenta sono:
  • massimo consumo d'ossigeno(VO2max):***;
  • resistenza aerobica(SAE): ***;
  • SAN: *;
  • capacità aerobica(CAE): -;
  • capacità anaerobica(CAN): -;
  • potenza anaerobica: -.
il numero degli asterischi(*) indica l'importanza(tre asterischi è il massimo, il trattino(-) indica che la grandezza in oggetto è toccata in maniera trascurabile.

LA SEDUTA DI CORSA LENTA
La seduta di allenamento di corsa lenta deve prevedere una fase di riscaldamento seguito da qualche allungo di 80-100m e/o stretching, dalla corsa e da stretching e/o allunghi finali.
  • riscaldamento: in genere bastano 10-15' di corsa blanda per garantire un minimo di attivazione dei meccanismi fisiologici che ci serviranno durante il lento, qualche minuto in più se il clima è freddo;
  • allunghi pre-allenamento: gli allunghi non rappresentano un vero e proprio mezzo di allenamento ma ci consentono di alzare leggermente la FC prima di iniziare il nostro allenamento e di sciogliere i muscoli. Gli allunghi non vanno interpretati come sprint ne tanto meno gestiti al massimo. Esplicano la loro funzione di completamento del riscaldamento solo se gestiti in maniera non lattacida, con una corsa non contratta, con spalle rilassate. Prima di un lento bastano 4-8 allunghi di 100m(il valore minimo è rivolto a chi è alle prime armi);
  • stretching pre-allenamento: sono del parere che lo stretching, se fatto in maniera corretta, sia un modo insuperabile per prevenire gli infortuni. Se però non sappiamo come farlo è meglio rinunciarvi perchè potremmo ottenere più danni che benefici. Consiglio lo stretching pre-allenamento solo a chi ha ben chiara la pratica, per gli altri gli allunghi hanno uno scopo analogo e possono bastare;
  • allenamento: l'approccio al lento deve essere graduale fino a raggiungere l'intensità che cerchiamo. La corsa dovrà essere continua e gestita ad un ritmo uniforme per tutta la sua durata;
  • allunghi post-allenamento: successivamente ad una seduta di lento è opportuno eseguire una serie di allunghi per dare la possibilità ai muscoli delle gambe di ritrovare un po' di brillantezza. Possiamo arrivare fino a 8-10 allunghi anche se nella prima fase è opportuno non esagerare, ne faremo qualcuno in meno curandone maggiormente la tecnica;
  • stretching post-allenamento: vale lo stesso discorso fatto per quello pre-allenamento.
Per le nostre prime uscite di corsa lenta dobbiamo privilegiare percorsi poco impegnativi, prevalentemente pianeggianti che, soprattutto nella prima parte, quando i muscoli non hanno ancora la giusta reattività, non presentino ostacoli. Se non vogliamo allontanarci troppo da casa possiamo considerare un percorso a circuito. Successivamente, raggiunto un certo grado di sicurezza, possiamo gestire percorsi diversi in base alle diverse variabili(meteo,traffico,tempo a disposizione,umore....). Variare il percorso del nostro lento è un'arma che dobbiamo considerare quando vengono meno le motivazioni e correre nello stesso scenario alla lunga può risultare monotono.
In un programma di allenamento il lento ha sempre il sopravvento sugli altri mezzi allenanti, lo troviamo subito dopo un allenamento di qualità(es.ripetute) o una gara, ad inizio settimana per gestire gli allenamenti qualitativi inseriti a metà settimana o come rigenerante, nel fine settimana sotto diverse forme, come scarico del lavoro settimanale, come completamento di un carico di lavoro settimanale, come scarico pre-gara, come lungo lento in vista di un progressivo aumento dei chilometri da percorrere. Per chi intende 'solo' dimagrire è il mezzo di allenamento che consente l'attivazione del metabolismo dei grassi con un impegno sostenibile. Se corriamo ad una intensità inferiore a quella del lento bruciamo troppi grassi con il rischio di diventare sempre più lenti con il trascorrere degli allenamenti perchè il meccanismo dei lipidi è più lento e meno efficiente di quello glicidico. Sostanzialmente non è quindi vero che correndo più lentamente si dimagrisce di più, il concetto da tenere presente è che, dato un tempo prestabilito, percorrendo più chilometri in questo tempo si bruciano più calorie, quindi se andiamo più piano......
Solo perchè è il più 'comodo' fra quelli proposti, questo mezzo di allenamento, non va mai sottovalutato. Ha una funzione importantissima che è quella di formare una buona resistenza aerobica(come abbiamo visto parlando della fisiologia), senza la quale non riusciremo a gestire allenamenti più impegnativi.

A CHI E' UTILE
La corsa lenta è fondamentale:
  1. per chi inizia come principiante, da altri sport o dopo un infortunio. Per questi atleti la corsa lenta è praticamente l'unico allenamento del periodo iniziale;
  2. dopo le gare o un allenamento qualitativo;
  3. in ogni periodo di costruzione.
Rappresenta invece un errore ritenere che l'unico allenamento possibile per chi è un po' avanti con gli anni sia la corsa lenta. Questi atleti in genere riducono la qualità(intensità) e aumentano la quantità(km) della corsa provocando un impoverimento delle proprie risorse anaerobiche che invece andrebbero richiamate con delle sedute ad hoc e gestite in maniera corretta. Prova concreta sono gli atleti di una certa età che con un corretto allenamento, bilanciato da un punto di vista qualitativo e quantitativo, non sfigurano affatto partecipando a gare di 10km!

Nel prossimo post sulla corsa parleremo del  lunghissimo, mentre in un post con etichetta 'valutazione antropometrica e funzionale' troverete le indicazioni per eseguire al meglio un test di Conconi............A PRESTO!!


martedì 13 novembre 2012

I MEZZI DI ALLENAMENTO DELLA CORSA: INTRODUZIONE

Per comprendere i mezzi di allenamento specifici per la corsa bisogna introdurre qualche concetto di fisiologia applicata allo sport(frequenza cardiaca massima, allenante, lavori alla soglia, sistemi di produzione di energia(aerobico, anaerobico, misto), che spero di riuscire a rendere il più semplice possibile.

I mezzi di allenamento della corsa variano secondo il risultato che vogliamo ottenere. Innanzitutto, quando parliamo di 'corsa', dobbiamo distinguere diverse tipologie:

     1.  CORSE CONTINUE AD ANDATURA UNIFORME:
  • impostato un ritmo lo si mantiene per tutta la durata della corsa;
     2.  CORSE CONTINUE AD ANDATURA VARIATA:
  • si corre in maniera continua ma non si mantiene sempre lo stesso ritmo, si eseguono cioè delle variazioni di ritmo, sensibili e significative;
     3.  CORSE INTERVALLATE E RIPETUTE:
  • si corre a intervalli effettuando un recupero, attivo o passivo, tra una serie e quella successiva;
     4. CORSE IN SALITA:
  • si usano le salite per per aumentare la fase di spinta e di conseguenza la forza.
In base a queste tipologie avremo i seguenti mezzi di allenamento:

1.  Mezzi di allenamento ad andatura uniforme:
. Corsa Lenta, lunghissimo, lungo lento
. Medio al ritmo
. Fondo Veloce (Corto Veloce) 
 2.  Mezzi di allenamento ad andatura variata:
. Corsa Progressiva
. Corsa con Variazioni (brevi, medie, lunghe, miste) 
 3.  Mezzi di allenamento corse intervallate e ripetute:
. Interval Training (da 100 a 500mt)
. Ripetute Brevi (fino a 500mt) , Medie (da 500 a 1km), Lunghe (da 2km e oltre)
  4.  Mezzi di allenamento corse in salita:
tutti gli allenamenti menzionati, corsa continua , corsa variata, corsa intervallata o ripetute è possibile eseguirle anche in salita.

Ciascun mezzo di allenamento è caratterizzato da:
  • una propria intensità che possiamo esprimere in termini di frequenza cardiaca(carico interno) o in termini di ritmo/velocità(carico esterno);
  • una propria durata/distanza;
  • una propria azione allenante dei parametri fisiologici(resistenza aerobica, capacità anaerobica, massimo consumo di ossigeno...) che rende un mezzo di allenamento più adatto di un'altro per preparare determinate distanze.
Valutiamo il primo punto, l' intensità dell'allenamento, in termini di carico interno, per introdurre alcuni concetti di fisiologia applicata allo sport che ci consentiranno di 'entrare nel vivo' dei mezzi di allenamento della corsa e, per farlo, distinguiamo la corsa a sensazione dalla corsa con cardiofrequenzimetro.

LA CORSA A SENSAZIONE

Tutte le corse che abbiamo fatto fin da bambini avevano ed hanno un denominatore in comune: la fatica percepita. In base alla fatica percepita dal nostro organismo la respirazione risulterà più o meno impegnata. Fulvio Massini esprime questi concetti in maniera molto chiara nei suoi libri facendo riferimento a tre tipologie: corsa con respirazione facile(CRF), corsa con respirazione leggermente impegnata(CRLI), corsa con respirazione impegnata(CRI). La corsa con respirazione facile è quella che ci consente di correre in maniera continua, per la durata prestabilita, conservando una respirazione facile. Per intenderci, durante la corsa dovremmo essere in grado di parlare con un ipotetico partner oppure di cantare oppure di raccontare una barzelletta e ridere. La corsa con respirazione leggermente impegnata è quella che ci consente di correre in maniera continua per la durata prestabilita con una respirazione leggermente impegnata. Per intenderci, durante la corsa dovremmo essere in grado di scambiare solo poche parole con un ipotetico partner oppure di intonare poche note di una canzone. La corsa con respirazione impegnata rappresenta lo sforzo massimo che possiamo compiere per un limitato numero di chilometri o minuti, non è quindi possibile mantenere questo sforzo per lunghi periodi.

CORSA E CARDIOFREQUENZIMETRO: FCmax, SAE, SAN.

PolarSe usiamo il cardiofrequenzimetro dobbiamo imparare a calcolare la frequenza cardiaca massima(FCmax) e in base ad essa determinare la frequenza cardiaca(allenante) da tenere per i diversi mezzi di allenamento.
Come si calcola la frequenza cardiaca massima? 
Il metodo più veloce è quello di avvalersi di una formuletta empirica:
FCmax=220-età
La valenza di questa formula è puramente statistica(e non potrebbe essere altrimenti visto che tiene conto solo dell'età del soggetto e di nessun altra variante: fumo, sedentarietà, attitudine allo sforzo fisico, ecc.). Se possiamo considerarla valida per iniziare a 'lavorare' dobbiamo, successivamente, valutarne la bontà attraverso test più specifici, come ad esempio il TEST DI CONCONI. Mi fermo a queste due alternative che sono quelle più accessibili alla maggioranza dei podisti.
Ritornando alla formula, prendendo in esame il mio caso, la FCmax risulterà:
FCmax=220-età=220-39=181bpm.
Dalla FCmax bisogna poi 'tirare fuori' la FC allenante per i diversi mezzi di allenamento.
Molti cardiofrequenzimetri moderni sono dotati di software che determinano autonomamente le diverse 'target zone' una volta inseriti i dati relativi al proprio peso, l'età, il sesso. Se vogliamo mantenere una certa autonomia nei confronti di questi 'aggeggi' che molte volte tolgono un po' di 'poesia' alla corsa possiamo tenere conto dei seguenti parametri:
  • 70-80% di FCmax(soglia aerobica-SAE)----------------127-145bpm nel mio caso;
  • 80-85% di FCmax-----------------------------------------145-155bpm nel mio caso;
  • 85-92% di FCmax(soglia anaerobica-SAN)-------------155-167bpm nel mio caso.
per migliorare bisogna aumentare l'intensità
La soglia aerobica(SAE) può essere definita come il minimo stimolo allenante, vale a dire l'intensità minima a cui un soggetto dovrebbe esercitarsi se vuole ottenere un minimo effetto allenante migliorativo sulla performance. A questa intensità non si ha accumulo di acido lattico nel sangue perchè quello prodotto viene smaltito del tutto e parte anche riutilizzato dal sistema aerobico per produrre nuova energia. Migliorare la SAE significa migliorare la resistenza aerobica che è la capacità del nostro organismo di sopportare una fatica di lunga durata in presenza di ossigeno(aerobica). Correre sotto la soglia aerobica determina comunque un ottimo consumo di grassi e quindi è utile per chi intende 'solo' dimagrire(infatti le calorie bruciate sono il prodotto della distanza percorsa per il proprio peso per una costante(k) che è l'efficienza della nostra corsa e varia da 0,8, per atleti molto efficienti, a 1,2 per atleti scarsamente efficienti. Quindi, calorie bruciate=D*P*k, .....come si vede l' intensità e/o la durata della corsa non sono variabili che interessano il dimagrimento, cioè correre 10km in 50' o 10km in 120' non determina differenze da un punto di vista di calorie bruciate!!). La corsa blanda è inoltre utilizzata nella fase di riscaldamento e di defaticamento. Se oltre al dimagrimento ricerchiamo miglioramenti ulteriori in termini di salute, performance ecc. dobbiamo migliorare la SAE e possiamo farlo con la corsa continua a ritmo uniforme....quindi sotto con la corsa lenta, il lungo, la corsa media per aumentare la resistenza aerobica che è sinonimo di SAE.

La soglia anaerobica(SAN) determina il livello massimo di sforzo fisico che l'organismo può sostenere senza accumulare acido lattico nel sangue. Superata questa soglia la produzione di energia da parte del nostro organismo avverrà in assenza di ossigeno con l'intervento del sistema anaerobico, in altre parole si passa dal sistema aerobico a quello anaerobico(lattacido) per cui nel sangue si accumulerà una quantità di acido lattico superiore a quella che può essere smaltita costituendo un ostacolo al prosieguo dell'attività fisica. Si possono sostenere sforzi fuori soglia solo per periodi molto brevi. Per migliorare la SAN bisogna condurre allenamenti ad una intensità tale da mettere in crisi il sistema anaerobico, bisogna quindi lavorare ad una intensità prossima alla SAN. Efficaci in tal senso sono soprattutto le ripetute a ritmo SAN.

Per intensità comprese tra la SAE e la SAN l'energia sarà prodotta dal nostro organismo con l'intervento di entrambi i sistemi di produzione energetica(aerobico e anaerobico). Parliamo in questo caso di zona mista.
Lattato e massimo consumo d'ossigeno
l'accumulo di acido lattico nel sangue aumenta considerevolmente superata la SAN.

Questi parametri(FCmax, SAE, SAN) non sono fissi ma variano da soggetto a soggetto e non sono nemmeno costanti nel tempo, vanno determinati sulla condizione fisica attuale e non su quella presunta, ecco perchè il calcolo della FCmax con la formula empirica non può e non deve intendersi preciso. Eseguendo un test di Conconi sotto la guida di una persona esperta possiamo ridurre(NON ELIMINARE!) i margini d'errore e avere parametri sempre aggiornati sulla nostra reale condizione fisica.

Questi concetti potrebbero sembrare ostici ma, con la pratica della corsa e con l'esperienza che si accumula, la loro comprensione ci consentirà di gestire al meglio il nostro 'motore'.

RIASSUMENDO

  1. La corsa blanda, sotto la soglia aerobica, è utile al dimagrimento e viene anche utilizzata nella fase di riscaldamento e di defaticamento.
  2. Quando si entra in zona aerobica, oltre ad avere riscontri positivi sul peso(dimagrimento), avremo un miglioramento della resistenza aerobica, cioè della capacità del nostro organismo di sopportare una fatica di lunga durata in presenza di ossigeno(aerobica).
  3. Quando corriamo ad una intensità prossima alla soglia anaerobica si ha un accumulo di acido lattico nel sangue che è perlomeno pari a quello che può essere parallelamente smaltito. Ad intensità superiori questo non avviene, la quantità di acido lattico nel sangue supera abbondantemente quella che può essere smaltita, lo sforzo aumenta e saremo costretti a rallentare o addirittura a fermarci.
Avendo introdotto il concetto di acido lattico voglio sfatare un luogo comune che è ancora radicato nei discorsi di qualche podista: l'acido lattico NON E' responsabile dell'affaticamento muscolare post corsa o delle gambe che ci fanno male il giorno dopo l'allenamento. Questi inconvenienti sono dovuti alle microlesioni del tessuto muscolare dovute alla dinamica del gesto atletico mentre l'acido lattico viene smaltito nei primi minuti/ore successivi all'allenamento.

In un post a parte parlerò in maniera più specifica del test di Conconi per la determinazione della SAN e  delle sue applicazioni, mentre, ritornando all'oggetto di questo post, la prossima volta parleremo più approfonditamente dei singoli mezzi di allenamento con le rispettive caratteristiche peculiari che saranno più chiare alla luce dei concetti precedentemente esposti.


A PRESTO......
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lunedì 29 ottobre 2012

ALLA RICERCA DELLE MOTIVAZIONI


 

Parlare di motivazioni non è semplice e ancora più difficile è trovarle dentro di noi ogni volta che  ne abbiamo bisogno! <<Oggi sono stanco!>>, <<non ho tempo!>>, <<inizio domani!>>, <<oggi non mi alleno perchè sono da solo>>, <<oggi fa troppo caldo per correre>>, <<piove, resto a letto>>......, queste sono solo alcune delle scuse che riusciamo a trovare ogni volta che decidiamo di iniziare a 'muoverci un po''. La nostra mente ci pone davanti a un bivio: vuoi mettere la comodità del divano con la fatica della corsa? A prima vista la lotta è impari ma, con alcune strategie, almeno inizialmente, siamo in grado di ingannare la nostra mente e convincerla che indossare le tanto odiate scarpe da running non è poi così brutto come potrebbe sembrare.
Basta avere le giuste motivazioni.
Se abbiamo ben chiaro l'obiettivo che vogliamo raggiungere saremo già motivati in partenza, se invece abbiamo ancora le idee confuse su ciò che vogliamo ottenere dalla corsa allora non aspettiamoci che le motivazioni piovano dal cielo perchè non sarà così!
impegnati ogni giorno
Nel post 'IL GENIO DEL MESE' ho detto che, nel mese di Ottobre, avrei approfondito la conoscenza di Leonardo da Vinci. Ebbene, sono rimasto colpito da una frase che, secondo me, rispecchia fedelmente il concetto di determinazione: "non si volta chi a stella è fisso". Certo, questa frase và vista in senso ampio e ognuno può interpretarla come meglio crede. Lo stesso Leonardo, che era scienziato, poeta, pittore, scultore ecc.,  avrebbe potuto intenderla in mille modi diversi a seconda della veste in cui l'ha pronunciata. A me piace vedere nella 'stella' una meta, un obiettivo perchè è qualcosa di fisso, ben determinato e abbastanza luminoso da essere sempre ben visibile da ogni angolo del mondo. In alcuni giorni, le nuvole, la pioggia, le tempeste, potrebbero rendere difficile la sua visione ma, stiamone certi, lei sarà sempre là. Se il nostro obiettivo è stato ben definito nulla potrà portarci fuori strada, saremo, cioè, motivati a mantenere il percorso che ci permetterà di raggiungerlo. Sembra difficile ma non lo è affatto. Seguitemi: se il mio obiettivo è il dimagrimento farò in modo che nulla possa distrarmi dal suo conseguimento. Sono determinato nelle mie azioni. Voglio dimagrire! Cosa posso fare nelle giornate in cui 'cade la nebbia' e il mio obiettivo viene offuscato? Come posso mantenermi motivato? Ecco alcune ottime strategie per mantenere alta la nostra motivazione:
  • prepariamo scarpe, pantaloncino, maglietta ecc. la sera prima. Al mattino, quando la sveglia suonerà, avremo più voglia di alzarci e prepararci;
  • approntiamo un diario degli allenamenti sul quale segneremo, oltre al giorno e all' ora in cui ci alleniamo, i minuti e la distanza percorsa con le relative sensazioni. Tenere un diario ha un duplice scopo. Per prima cosa terremo traccia dei nostri progressi e questo rafforzerà molto la nostra autostima e poi, in base alle sensazioni che trascriviamo, avremo modo di riflettere sull'aspetto fisico e mentale della corsa;
  • quando abbiamo fatto la nostra visita di idoneità sportiva, il medico, sicuramente, ci avrà fatto eseguire una serie di esami clinici. Teniamoli da parte e confrontiamoli con esami successivi, magari a distanza di qualche mese. Ci conforterà molto rilevare i progressi fatti in termini di livelli di colesterolo, glicemia, pressione arteriosa, ecc.;
  • portiamo con noi la nostra musica preferita. Creiamo una compilation ad hoc con i brani che maggiormente sollecitano i nostri sensi. Proviamo a creare una compilation per le uscite sotto la pioggia, per il parco, per le uscite sul lungomare, per le uscite in montagna ecc. La consapevolezza di avere con noi la nostra musica preferita in ogni circostanza sarà un motivo in più per 'partire';
  • variamo spesso il percorso preferendo quelli lontano dal traffico, meglio se immersi nella natura(i parchi sono ideali). Variando il percorso frequentemente stimoleremo la nostra curiosità allontanado la fatica dalla nostra mente e anche i nostri muscoli ci ringrazieranno;
  • con il passare del tempo ci renderemo conto che in mezzora di corsa proveremo mille sensazioni, alcune negative altre positive. Soffermiamoci su quelle positive, scegliamo un gesto o qualche parola  che possa richiamare queste sensazioni(pollice verso l'alto, braccia al cielo, smorfia del viso, ripetiamoci 'è tutto ok', 'perfetto!', 'ci siamo!', ecc). Si deve trattare di un gesto o di parole che sentiamo veramente nostre. Quando queste sensazioni positive si ripeteranno negli allenamenti successivi rafforziamole con il  gesto o con le parole che abbiamo scelto, in seguito facciamo lo stesso quando le sensazioni saranno negative. Avremo un'arma in più quando la nostra mente, ancor prima di partire, ci farà capire che sarà dura;
  • Proviamo a 'sentire' l'obiettivo con i cinque sensi. Cerchiamo di capire come ci sentiremo una volta raggiunta la nostra meta quando potremo toccare con mano i risultati(proviamo a sentirci già più magri se il nostro obiettivo è il dimagrimento, a sentirci più forti se è il potenziamento, a sentirci semplicemente in forma se è il benessere,....). Assaporiamo la gioia che proveremo, sentiamone il profumo, ascoltiamone le note gioiose. Tutto questo rigorosamente prima di partire alla conquista del nostro obiettivo ed ogni qualvolta abbiamo qualche dubbio sul 'dove stiamo andando'.
Queste sono solo alcune delle strategie a cui ricorro personalmente per tenere sempre alta la motivazione(sia nei confronti dell' obiettivo finale che nelle singole uscite)ma, ognuno di noi, può crearne di nuove con la consapevolezza di aver fatto un ulteriore passo avanti sulla strada che porta al traguardo, QUALUNQUE ESSO SIA!.

Ora, definito il nostro obiettivo, visto dove cercare le motivazioni per raggiungerlo e prima di parlare di tabelle d' allenamento, dobbiamo addentrarci nel 'cuore' della corsa e capire quali sono i mezzi d'allenamento di cui ci possiamo avvalere per ottenere i nostri scopi......AL PROSSIMO POST SULLA CORSA! 

mercoledì 24 ottobre 2012

DEFINIAMO I NOSTRI OBIETTIVI

Mettiamola così: state seriamente pensando di abbandonare le vostre comode ciabatte per infilare le scarpette e iniziare a correre....ebbene, è proprio questo il momento in cui bisogna fermarsi e riflettere! Sbagliare l'approccio farà crollare i nostri buoni propositi facendo nascere in noi quello che considero 'l'equivoco della corsa'. Chi inizia a correre da zero senza sapere dove andare rischierà di fermarsi prima del previsto....<<chi me lo ha fatto fare?>> vi chiederete, <<te lo avevo detto che lo sport fa male!>> vi sentirete dire. Allora, vediamo di ridurre al minimo questo rischio parlando di OBIETTIVI.
Partiamo dalla sua definizione tratta dal dizionario Webmaster:
  • OBIETTIVO: '' il fine verso il quale viene diretto uno sforzo o un'ambizione'', oppure ''una condizione o uno sato che si desidera determinare attraverso una serie di azioni''.
Un obiettivo è dunque un risultato, ricercato da una persona o da un gruppo di persone, raggiungibile attraverso un percorso(azioni) che può essere più o meno semplice da seguire(lo sforzo da compiere).

Personalmente mi piace pensare ad un obiettivo come ad un vestito: solo se la taglia è quella giusta lo sentiremo davvero nostro altrimenti lo faremo ammuffire nell'armadio.
Fissare un obiettivo ha un triplice scopo: risponde innanzitutto alla domanda <<cosa voglio ottenere?>>, permette di introdurre la domanda <<come lo voglio ottenere?>> e determina la giusta motivazione che ci permette di andare avanti anche nei momenti più difficili. Sviluppiamo questi concetti in maniera molto semplice:

  1. <<cosa voglio ottenere?>>---------------------------------OBIETTIVO;
  2. <<come lo voglio ottenere?>>------------------------------PROGRAMMA/TABELLA;
  3. tra le due domande si pone la----------------------------------MOTIVAZIONE.
E' strano, per arrivare ad un determinato risultato bisogna partire dalla fine ma, come è facile intuire, senza un obiettivo non può esistere una tabella e senza una tabella è difficilissimo essere motivati ad una pratica costante e regolare della corsa.
Ma vediamoli alcuni dei possibili OBIETTIVI:
  1. DIMAGRIMENTO: sono in sovrappeso, voglio bruciare i grassi;
  2. BENESSERE: voglio mantenere il mio peso forma, ridurre i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari e di tumori, ridurre lo stress ecc.;
  3. CRONOMETRO: voglio migliorare le mie performance in termini di tempo;
  4. DISTANZA: voglio migliorare le mie performance in termini di distanza percorsa; 
  5. GARE: voglio partecipare ad eventi organizzati sulle varie distanze(5km, 10km, mezza maratona, maratona....);
  6. ............
Naturalmente la caratteristica principale di questi obiettivi è la fattibilità oggettiva e soggettiva degli stessi. Infatti, nel nostro caso, è del tutto inutile fissare come obiettivo le Olimpiadi o i Mondiali di Atletica(oggettivamente irragiungibili visto che non siamo degli atleti professionisti e soggettivamente distanti dalle nostre ambizioni) oppure fissare una scadenza troppo ottimistica per ottenere risultati positivi sul peso o sul cronometro(esempio: un mese di corsa e dimagrisco/miglioro i miei tempi sulla distanza....). E' necessario, inoltre, esprimere i nostri obiettivi in termini positivi, di miglioramento, per evitare di avere un crollo delle nostre motivazioni.

Per rafforzare ulteriormente la motivazione ogni obiettivo può essere a sua volta scisso in tanti piccoli obiettivi intermedi. In questo caso, ad esempio, se il mio obiettivo è arrivare a correre 10km senza fermarmi, partirò coprendo una distanza di 2-3km aumentando di 1-2km ad ogni scadenza programmata.
Questa funzione spetta al programma o tabella di allenamento.
Approfondiremo i temi della motivazione e del programma d'allenamento nei prossimi post sulla corsa.........


come ogni runner sa', correre non è solo mettere un piede avanti all'altro; è il nostro stile di vita, è ciò che  siamo.



.......A PRESTO!!!

mercoledì 17 ottobre 2012

CORRERE, COME SI COMINCIA?


Nel post  'CAMMINARE O CORRERE? COME VALUTARE LA PROPRIA CONDIZIONE FISICA' ci siamo lasciati con le indicazioni su come valutare la 'sostanza' del proprio peso e abbiamo visto quali sono i parametri da rispettare per scegliere in maniera oculata se iniziare la nostra avventura con la corsa o con il walking(o fitwalking). Abbiamo inoltre supposto che non esistano altri impedimenti di carattere fisico che ne sconsiglino la pratica. Prima di proseguire volevo approfondire quest'ultimo concetto affinchè non sussistano dubbi di sorta. Fare attività sportiva, nel nostro caso correre, è tanto più divertente e gratificante quanto maggiore è il grado di sicurezza con cui la pratichiamo. Questa semplice constatazione ci porta a concludere che è consigliabile accertarsi che non esistano patologie in atto o controindicazioni che possano sconsigliare la corsa. In sintesi, la cosa migliore da fare, è quella di sottoporsi ad una visita d'idoneità, meglio presso un centro sportivo, dove la competenza è sicuramente maggiore rispetto a quella fornita da un medico generico. 

A questo punto tutto è 'sul binario giusto'(se non lo è vi rimando al post 'INIZIARE CON IL FITWALKING'): peso, ok!; visita d'idoneità, ok!. Allora, INIZIAMO!!!

Entriamo nell'aspetto pratico della corsa. Tutto ciò che faremo ora ci permetterà di distinguerci dai praticanti occasionali, da coloro che, anche d'estate, corrono con il k-way e ben coperti, convinti che sudando di più bruceranno anche più grassi, da coloro che utilizzano semplici scarpe da ginnastica, pensando che le scarpe siano tutte uguali, da coloro che pensano che i dolori muscolari del giorno dopo siano da attribuire all'accumulo di acido lattico, ecc.
Quindi, cosa differenzia un corridore occasionale da uno consapevole delle proprie scelte?

  1. Abbigliamento: l'abbigliamento corretto deve necessariamente tenere conto delle condizioni climatiche correnti. D'inverno bisogna coprirsi, ma non troppo: meglio patire un po' di freddo all'inizio dell'allenamento che non riuscire a respirare tanto che si è imbottiti. NO a tute da relax, k-way, cappellini di lana ultrapesanti; SI a calzamaglie termiche, guanti, copriorecchie tutto rigorosamente di materiale tecnico nelle giornate più fredde. D'estate l'obiettivo è sudare il meno possibile. Anche in questo periodo abolito il k-way in caso di vento o pioggia. Nelle giornate più calde l'eccessiva sudorazione potrebbe provocare abrasioni ai capezzoli e interno cosce, possiamo ovviarvi con l'uso di vaselina. DOMANDA: se il mio obiettivo è il dimagrimento è utile coprirsi il più possibile per favorire la sudorazione e in questo modo bruciare più grassi?
    RISPOSTA: Qualunque sia il nostro obiettivo non è mai consigliabile coprirsi più del dovuto. Nel caso specifico non vi è alcuna relazione fra la quantità di sudore espulso e il grasso bruciato. Il sudore favorisce la termoregolazione del nostro organismo, in esso non è contenuto grasso ma tossine che vengono espulse. Con il sudore aiutiamo l'organismo a depurarsi da queste tossine ma sicuramente non a dimagrire.                                                                                                                                  Vestirsi da runners ha anche un fine motivazionale: quando mettiamo le scarpe da corsa e l'abbigliamento adatto facciamo uno switch mentale ed entriamo nella nostra 'vita da sportivi'(cit. 'IL DIARIO DEL BENESSERE' del Dr. F. Duranti ed. Sperling&Kupfer).                                                                                                                                                                                    
  2. Scarpe: la scelta delle scarpe è di fondamentale importanza. Se le scarpe sono inadeguate basteranno pochi km a farci ricredere sul fatto che la corsa generi benessere: vesciche, arrossamenti, unghie nere saranno solo alcuni dei fastidi generati da una non corretta scelta dei nostri 'attrezzi da lavoro'. Come si sceglie la scarpa più adatta a noi? La scarpa va scelta in base al proprio peso, al proprio appoggio, alla tipologia di percorso(asfalto, pista, sterrato ecc.), al tipo di utilizzo(gara, allenamento, trail running) e alla distanza. Siccome non possiamo ritenerci degli esperti, la migliore soluzione è quella di recarsi presso un negozio specializzato e farsi consigliare da personale qualificato. Molti negozi hanno nel loro staff personale con esperienza nel settore(atleti o ex atleti) che volentieri ci aiuteranno nella nostra ricerca. In alcuni negozi è possibile effettuare anche l'analisi dell'appoggio plantare che darà ulteriori informazioni sul modello di scarpa più adatto a noi. Il mio consiglio è quello di prendersi tutto il tempo necessario, di provare entrambe le scarpe allacciandole, di camminare e di correrci per qualche metro, di non guardare la marca ma la comodità della calzata, di provarle con calze tecniche. Solo a  titolo informativo ecco la classificazione(runnersworld.it) delle scarpe in base ai criteri precedentemente descritti(il linguaggio è quello tecnico e potrebbe servire a chi ha già dimestichezza con la corsa):
  •  massimo controllo: scarpe raccomandate per corridori con archi plantari bassi, con una media-alta iperpronazione e che necessitano del massimo controllo dell'appoggio nel retropiede. Sono anche le più adatte ai runners di una certa stazza, che necessitano di scarpe robuste e in grado di mantenere a lungo le loro caratteristiche;
  • stabili: scarpe indicate per runners con leggera o media iperpronazione con archi plantari da bassi a normali, che tendono dunque ad aver bisogno di un buon compromesso tra sostegno e ammortizzazione a livello dell'intersuola;
  • ammortizzanti/neutre: scarpe raccomandate per runners che necessitano della massima ammortizzazione e del minimo supporto mediale. Sono le migliori per chi ha archi plantari da normali a alti, ha un'azione di corsa biomeccanicamente efficiente, o appoggia d'avampiede o di medio piede;
  • ritmi veloci/gara: scarpe adatte per le competizioni o, se il runner ha un appoggio biomeccanicamente efficiente, per gli allenamenti veloci. 
     3. Obiettivi e programma: chi inizia a correre, qualunque sia il suo obiettivo,deve(!) farlo seguendo  un programma d'allenamenti.
                      
  Il segreto per essere costanti? Obiettivo+programma!                          L'imperativo è d'obbligo: senza un obiettivo e senza un  programma che permetta di raggiungerlo  non andremo molto lontano. Il  motivo? Immaginate di non avere un programma di riferimento ma avete un obiettivo ben  preciso, ad esempio dimagrire. Questa situazione ci porta a correre solo quando ne abbiamo voglia, i risultati non arrivano mai, ci scoraggiamo, abbandoniamo. Immaginate adesso di avere un programma d'allenamento ma non  avete un obiettivo da raggiungere(è il classico caso di chi riprende una tabella da una rivista sperando che sortisca qualche effetto). Il fatto di 'non sapere cosa farsene' dell'allenamento che stiamo facendo ben presto ci demotiverà portandoci al 'ritiro anticipato' e....addio programma.


Obiettivi e programmi d'allenamento saranno oggetto di specifici post  per l'importanza che rivestono nella pratica continuativa della corsa.

Per iniziare, quindi, vestiamoci da runners e suguiamo un programma d'allenamento finalizzato ad un obiettivo preciso....in questo modo vedremo la corsa sotto un nuovo punto di vista....il nostro!!!